Un Sud ammazzato dai suoi luoghi comuni. La mafia, la lotta alla mafia. Gli eroi, gli antieroi. I briganti, gli sbirri. I signori, i pezzenti. I baroni, i contadini. Il Gattopardo, tutto-cambi-perché-niente-cambi, gli arancini, Tomasi di Lampedusa, Montalbano-sono, l'Aspromonte, Corrado Alvaro, il-giorno-della-civetta. Il sole, il mare, i prodotti tipici, il teatro, i greci nel sangue.
Già, i luoghi comuni. Mi son tornati in mente leggendo il bellissimo libro di Giuseppe Rizzo, "Piccola guerra lampo per radere al suolo la Sicilia", Feltrinelli.
Ma, da trapiantato calabrese a Milano, estenderei il fenomeno di quelle che l'autore definisce le "minchiate", al Nord. Com'era quella? Ah, ecco, il "polo produttivo", la "Milano da bere", "qui la gente si alza al mattino presto per lavorare", "i soldi si fanno al Nord e devono rimanere al Nord".
E' una nazione, la nostra, che sta morendo di luoghi comuni, di frasi fatte, di discorsi pubblici prestampati, di facce ciclostilate.
La faccia di Enrico Letta che, con il candore della democristianità che gli scorre nelle vene, ha detto l'altro giorno in visita a Milano che tranquilli, ci pensa il governo a non permettere le infiltrazioni della 'ndrangheta nei cantieri di Expo 2015. I luoghi comuni della lotta alla mafia. Baggianate. Letta è arrivato buon ultimo. La 'ndrangheta nei cantieri c'è già. E per fermarla bisogna fermare i cantieri, ci vuole tempo, ci si deve metter testa. Peccato che tempo non ce n'è, testa non serve, servono le braccia, ci si deve sbrigare perché sennò addio Expo 2015 ché già ce lo han detto che ce lo tolgono. E quando c'è da far presto, amici, signori, lorsignori, la 'ndrangheta è il miglior partner.
Certo Letta, certo.
@agoerre

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