Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, ha chiesto che l'esercito ritorni in città. Per presidiare postazioni fisse, così da liberare poliziotti e carabinieri per le pattuglie cittadine.
Credo che con questa decisione si sia spezzata l'illusione di un sindaco diverso per Milano. Pisapia si è lasciato trascinare sullo stesso campo della destra. Senza nemmeno una pressione popolare di stampo razzista, il quartiere Niguarda è stato molto degno nel chiedere silenzio e non strumentalizzazioni, il sindaco di Sinistra Ecologia e Libertà è ricorso ai metodi di una Letizia Moratti o di un Bobo "la-ndrangheta-a-Milano-non-esiste" Maroni.
E' chiaro che Kabobo, il ghanese che ha ucciso tre persone, è un caso isolato, il suo gesto figlio di un problema psichiatrico. Non c'è, a Milano, nessuna emergenza microcriminalità. Nessun problema di integrazione o di quartieri ghetto. Nessuna ragione alcuna per richiamare l'esercito.
Esercito che non è stato invocato per l'Umbria, dove la 'ndrangheta è ormai dentro i gangli di un'economia allora florida e oggi in crisi.
Esercito che non è stato invocato a Desio o a Solaro o a Trezzano sul Naviglio o sui cantieri di Expo 2015, dove la 'ndrangheta regna e impera.
Esercito che non è stato invocato in Calabria o nella Locride o nella Piana di Gioia Tauro, territorio a sovranità limitata, per lo Stato, e a piena sovranità, per le cosche.

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